05 Marzo 2017

Che cos'è la manipolazione? Perché siamo così facilmente manipolabili?

Posted in Osservando noi stessi

Che cos'è la manipolazione? Perché siamo così facilmente manipolabili?

Il termine manipolazione ha, nel sentito comune, un'accezione negativa.

Chi manipola viene in qualche modo considerato disonesto o ipocrita.

La nostra mente funziona così, appiccica etichette (giudizi) e cataloga come giusto o sbagliato.

Partiamo dal presupposto che tutto quello che detestiamo negli altri in qualche modo ci appartiene, altrimenti non muoverebbe in noi alcuna emozione. Potremmo osservare e rimanere neutri. Ma di fronte alla manipolazione non ho mai visto nessuno rimanere neutro.

Tutti ci scaldiamo parecchio, quindi vale la pena di indagare un po' più profondamente quali siano i meccanismi che ci spingono sia a manipolare che ad essere manipolati.

 

  • Partiamo da quello che è evidente:

Se qualcuno che ha potere su di noi ci costringe, ci sentiamo manipolati.

- Il principale ci dice chiaramente, oppure ce lo fa capire indirettamente, che se non siamo disponibili a accettare determinate mansioni o a fare un certo numero di ore di straordinario non pagato, saremo in qualche modo puniti.

- Il nostro partner non vuole che frequentiamo altre persone, non vuole che usciamo senza di lui/lei. Può dircelo chiaramente oppure mettere il muso e allontanarsi; in ogni caso non ci sentiamo liberi di fare quello che vorremmo.

La manipolazione ha tante forme, molte più di quello che può sembrare ad uno sguardo superficiale, è diffusissima nel nostro vivere quotidiano e produce tanto dolore sia a chi la 'impone' sia a chi la 'subisce'.

 

  • Andiamo all'origine del fenomeno ed esaminiamo

- da dove nasce

- perché è tanto diffusa

- come possiamo riconoscerla

- cosa possiamo fare per non subirla e non usarla per i nostri fini

 

  • Partiamo proprio dall'inizio.

Ogni essere umano ha una serie di bisogni irrinunciabili, in quanto vitali, necessari al sano sviluppo del corpo, della mente e dello spirito.

Questi bisogni naturali, biologici, sono dettati dalla spinta della Vita, infatti é la Vita che ci fa sapere, sentire, cosa manca e ci da la spinta a ricercarla.

Si capisce bene con il bisogno di cibo o di acqua, la Vita attraverso una spinta del corpo ci fa sentire che abbiamo bisogno di nutrirci o dissetarci.

Da piccoli, quello che possiamo fare quando sentiamo questi bisogni è cercare di comunicarli a chi si prende cura di noi.

Se vivessimo in un mondo ideale non ci sarebbe neanche bisogno di comunicarlo in quanto la mamma sarebbe istintivamente e profondamente connessa con il figlio e saprebbe riconoscere attraverso il proprio corpo tutti i bisogni del piccolo.

Questo ci farebbe crescere nella FIDUCIA totale, ci insegnerebbe che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è sempre a nostra disposizione, ci farebbe sentire sicuri, amati e protetti.

Ma così non è e non è stato da migliaia di anni per nessuno.

Quindi da questa difficoltà di comunicazione empatica ed emotiva con la madre nascono vari livelli di sfiducia che dipendono da come la madre, per la sua storia, risponde o non risponde alla richiesta del piccolo.

É utile tenere presente che le esperienze che viviamo in quel primo periodo si 'incidono' profondamente nelle nostre cellule e diventano il programma della nostra vita, definiscono le nostre strategie di sopravvivenza che noi successivamente chiameremo il nostro 'carattere'.

 

  • Per esempio:

- la madre può (non ha colpa di questo, dipende dalla sua storia di bambina):

- aver paura di allattare

- aver paura di sentire male

- sentire schifo ad attaccare il piccolo al seno

- essere convinta di non aver latte

- sentirsi risucchiata dalle richieste del piccolo

- lasciarsi condizionare dal pediatra o da altri ad alimentarlo ad ore prestabilite, a iniziare lo svezzamento precocemente, a dargli latte artificiale, eccetera

e molto altro...

 

Il piccolo impara che per avere risposta

al proprio bisogno deve 'fare qualcosa'.

 

- Deve trovare una strategia per indurre l'altro, madre o chi ne fa le veci, a soddisfare il suo bisogno irrinunciabile.

- Impara presto che alcuni comportamenti funzionano e altri no.

- Per alcuni può essere utile e funzionale piangere forte, per altri stare buono e zitto e aspettare, oppure fare il buffo e conquistarsi l'attenzione, ammalarsi, eccetera.

Adesso riflettiamo su quanti altri bisogni irrinunciabili un bambino (in quanto essere umano) abbia.

  • Bisogni biologici: vuole essere nutrito, accudito, coperto adeguatamente, spostato, tenuto, lavato, curato, eccetera.
  • Bisogni emotivi: vuole essere abbracciato, tenuto costantemente in contatto, protetto dalla paura di essere solo, amato, accettato cosi com'è, considerato, e in seguito vuole avere il diritto di sentirsi libero e autonomo.
  • Bisogni spirituali: vuole risposte alle sue domande, vuole sapere cosa succede quando una persona muore, vuole sapere se esiste Dio, se può comunicare con altre dimensioni, se può fidarsi delle sue intuizioni, sensazioni e premonizioni, eccetera.

 

Mi sembra evidente che nessuno di noi ha avuto una soddisfazione piena ai propri molteplici bisogni.

Questo VUOTO di risposte non sparisce con la crescita del corpo fisico, rimane sempre più profondamente nascosto dentro di noi e 'coperto' con strategie di sopravvivenza.

Possiamo dire che la parte di noi non nutrita (non parlo solo di cibo) rimane bambina, ma contenuta in un corpo adulto.

Questa parte bambina è assai potente a livello energetico, infatti sono le emozioni profonde quelle che ci muovono e che attraggono persone e situazioni.

Possiamo dire che la nostra vita è principalmente diretta dalla parte bambina e bisognosa.

 

  • Come fa questa parte bambina ad ottenete risposta ai propri bisogni?

- Si comporta, senza esserne consapevole, come ha imparato a fare dalla nascita in poi.

- Rimette in atto strategie che un tempo hanno in qualche modo funzionato.

- Prova sinceramente a vedere se ti riconosci in alcuni di questi comportamenti.

Hai bisogno di sentirti amato e accettato, inconsciamente fai quello che facevi da bambino: ti mostri bravo, servizievole, capace, gentile, accondiscendente. Fino a che l'altra persona manifesta apprezzamento e amore tutto a posto, ma... cosa succede se si dimentica (o almeno a te sembra) di dirti o dimostrarti quanto ti ama e quanto sei speciale?

- Cosa succede nel tuo corpo?

- Forse senti un malessere indefinibile...

- Cosa succede nella tua mente?

Forse partono tanti pensieri compulsivi: "ma come, con tutto quello che faccio per lui/ lei... non merito di essere trattato così... ai suoi occhi sono tutti migliori di me... se mi volesse bene davvero si comporterebbe diversamente... eccetera".

Una volta che questo meccanismo è avviato diventa difficile fermarlo. Il passo successivo può essere:

Metto il muso, non ti parlo per giorni.

[obiettivo manipolatorio: ti sentirai abbandonato e in colpa e mi ricercherai. In più ti avrò punito del dolore che mi hai inflitto.]

Mi arrabbio, divento aggressivo e brontolo per qualsiasi cosa l'altro faccia o dica.

[obbiettivo manipolatorio: voglio che tu ti accorga che sto soffrendo per colpa tua, che nella mia vita non funziona niente per colpa tua. Voglio che tu ti accorga che cosi non vai bene, dovresti essere diverso/a. Dovresti essere premuroso, occuparti costantemente di me, oppure dovresti smettere di starmi addosso, di pretendere troppe attenzioni da me, dovresti farmi sentire felice, ecc.]

Mi sento male, divento depresso/a, mi sacrifico.

[obbiettivo manipolatorio: voglio maggiori attenzioni oppure voglio poter fare come mi pare senza sentirmi costretto a rinunciare a quello che mi piace.

Comunque voglio che tu abbia chiaro che se soffro è colpa tua].

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Questi sono solo alcuni esempi di atteggiamenti molto diffusi, ma ci sono moltissime altre strategie che usiamo abitualmente e spesso senza rendercene conto. Nessuno di noi è cattivo o sbagliato, ma questi comportamenti e atteggiamenti, con sfumature diverse, sono comuni a tutto il genere umano.

Evidentemente la parte adulta di noi ha lasciato prendere il sopravvento al bambino ferito. La parte adulta non si accorge di niente fino a che non decide veramente di osservarsi e osservare gli altri, possibilmente senza giudizio.

 

Per uscire da queste modalità estremamente dolorose per noi e per gli altri occorre fare scelte precise, occorre appunto prendersi il tempo di osservarsi e avere il coraggio di dire a se stessi la verità. Occorre inoltre scegliere di identificare le proprie strategie e di nuovo scegliere di mettere in atto comportamenti diversi.

 

Uso ripetutamente il verbo scegliere per sottolineare che non possiamo fare una scelta una volta per tutte. Invece occorre essere vigili e accorgersi passo passo dove siamo, cosa stiamo sentendo, cosa stiamo facendo e dicendo e scegliere ogni volta se rimettere in atto lo stesso comportamento automatico oppure provare qualcosa di diverso.

Sembra assurdo ma parlare apertamente di se stessi, dei propri sentimenti, delle emozioni che proviamo, delle paure che cerchiamo di negare anche a noi stessi, è veramente tanto difficile. Eppure è l'unica cosa che funziona.

Un grande maestro ci ha lasciato questo magnifico insegnamento: "la verità vi renderà liberi".

Pertanto voglio concludere con una nota positiva. Certamente dirigere verso se stessi la propria attenzione e scegliere di guarire il proprio bambino ferito è un 'lavoro' importante, a volte faticoso e doloroso, ma per la mia esperienza, il risultato che produce in termini di pace, gioia, comprensione e appagamento è meraviglioso;

Rende la Vita, con l'intreccio delle sue relazioni, un'Opera d'Arte.

 

- Silvia Pallini

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