27 Aprile 2017

Da cosa dipende il valore che tu dai a te stesso?

Posted in Osservando noi stessi

Da cosa dipende il valore che tu dai a te stesso?

Dove abbiamo imparato a misurare il nostro valore... quando lo abbiamo imparato?

Se ti osservi probabilmente ti accorgi velocemente che il valore che ti attribuisci dipende dalle cose che fai, dai risultati e obiettivi raggiunti, dalla tua posizione sociale, dal riconoscimento che gli altri ti tributano.

 

Sfoggiare ricchezza, successi professionali o titoli riempie. Dottore, professore, ingegnere, scienziato. Tanta roba. Credo che sia così praticamente per tutti. Ha senso?

Dal mio punto di vista di adesso assolutamente no; infatti dal mio osservatorio privilegiato grazie al quale ho modo di osservare profondamente le persone per quello che sono "dentro", ho scoperto che ogni essere umano è veramente un capolavoro di unicità e di potenzialità. Cosa ci impedisce quindi di essere chi siamo, di manifestare i nostri talenti e doni unici?

 

Occorre tornare alle origini, al primissimo periodo della nostra vita, dove abbiamo imparato a vedere noi stessi attraverso gli occhi della mamma prima e successivamente degli altri adulti con i quali abbiamo avuto a che fare.

 

crescita personale

 

La storia della maggioranza di noi potrebbe essere riassunta più o meno così:

Quando sono arrivato sulla Terra la situazione non era affatto semplice, la mia mamma non era veramente felice e neanche mio padre, hanno dovuto affrontare molte difficoltà e spesso non ci sono stati per me, non nel modo in cui avrei avuto bisogno. Mi sono sentito di peso, avrei voluto farli felici e sentire che erano orgogliosi di me, invece per quanti sforzi abbia fatto non sono riuscito a vederli sereni e pieni di vita.

Mi sono adattato a cercare di compiacere loro e gli altri adulti per avere la loro approvazione, ho accettato tante situazioni che non mi piacevano per paura... di essere punito, di deluderli, di essere allontanato, eccetera.

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A scuola mi sono sentito diverso dagli altri, ho cercato di studiare ma la maggior parte delle materie non mi piacevano e non le capivo, avrei tanto voluto essere BRAVO, per sentirmi amato e apprezzato, ma anche quando riuscivo ad ottenere un buon risultato non bastava mai, non mi sentivo comunque giusto. Ovviamente questa è una generalizzazione e ogni storia è unica, ma possiamo dire che, in generale, i veri bisogni dei bambini non sono visti e né capiti.

 


Essere costretti ad apprendere informazioni e nozioni potrebbe essere paragonabile ad essere costretti ad ingoiare del cibo che non ci piace.

Io voglio e lavoro per una scuola che basi il proprio operato sui bisogni dei bambini.


 

Se, per esempio, un bambino sta vivendo in famiglia una situazione difficile, malattia o morte di un familiare, la separazione dei genitori o comunque aggressività o altro, come può la sua mente essere aperta e disponibile ad apprendere? La scuola prima di tutto deve essere attenta ad ogni situazione e proporre il meglio per quella creatura in quel momento. E potrebbe essere semplicemente ascolto e spazio di silenzio.

 

 

La mente umana apprende solo in uno stato di sicurezza e di piacere.

Il giudizio e i voti mi sembra che possano creare solo paura e tensione.

 

Il bisogno naturale dei bambini è quello di crescere, in tutti i sensi, ed è una gioia imparare, sperimentare attraverso attività pratiche, mettendosi anche alla prova, seguendo i propri impulsi naturali. Ci sarà chi si sentirà attratto dalle piante, dagli animali, dal costruire, dalla musica, dalla pittura, dalla scrittura, eccetera. Se ogni bambino fosse assecondato, sostenuto e incoraggiato nei suoi interessi e stimolato a mettersi alla prova in nuovi campi, probabilmente avremmo un mondo di geni.

 

Non è possibile aiutare una creatura a scoprire il proprio valore e il proprio potenziale senza prima aver VISTO l'unicità di quella persona. Costringerla ad imparare e giudicarla per i risultati può solo demolirla. L'unica cosa che un bambino impara con questo sistema è che lui non vale niente. O almeno vale solo per il voto che prende. Da adulto varrà solo per quello che fa.

 

Ognuno di noi è un DONO

e vale solo per quello che È.

 

- Silvia Pallini

 


mercoliVuoi approfondire l'argomento?
Ho trovato molti spunti di riflessioni leggendo il Libro Il Bambino Arrabbiato di A. Mercoli.
La rabbia del bambino e spesso uno strumento per esprimere e comunicare altro, dolore, impotenza, paura dell'abbandono. Emozioni e sensazioni che, se fossero trasmesse con altri canali, potrebbero gettare un ponte tra bambini e adulti.

 

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