24 Novembre 2017

Premi e Punizioni: perché e quando abbiamo “disimparato” a sentire i nostri BISOGNI?

Posted in Comunicazione efficace

Premi e Punizioni: perché e quando abbiamo “disimparato” a sentire i nostri BISOGNI?

Intervista a Marshall Rosenberg.

Intervistatrice: Cosa pensa della massima pedagogica universalmente diffusa: “I bambini hanno bisogno di limiti?”

Sì, in effetti, si sente spesso dire: “ai bambini bisogna mettere i paletti”.

Perché soltanto ai bambini? Certo è importante porre dei limiti alle persone che ci circondano. Se i miei bisogni non possono essere soddisfatti dal comportamento di una persona e non so come comunicare con lei, dirò alla persona ciò che farò per prendermi cura di me.

Ad esempio, se il mio vicino disturba il mio bisogno di tranquillità e di rilassamento, parlo con lui e se continua a comportarsi come prima, gli dirò cosa farò qualora non smettesse. A volte mettiamo dei limiti agli altri per progettare noi stessi o per soddisfare bisogni che, in quel momento, per noi non sono più importanti. Ma tutto ciò indipendentemente dall’età dell’altro.

Intervistatrice: Credo che nella nostra cultura l’educazione sia stata influenzata fino ad oggi dal pensiero che i bisogni vadano repressi o controllati. Come e quando i bambini disimparano a sentire i propri bisogni?

Più giovane è il bambino, meglio è collegato ai propri bisogni. Fino all’età di un anno circa sapevamo perfettamente comunicare nel linguaggio dei bisogni e dei sentimenti. Io, ad esempio, all’età di tre mesi, quando mi svegliavo affamato nel cuore della notte non ho detto ai miei genitori: “Ehi, sveglia! Non vi siete accorti che sono quattro ore che non mangio? Dai su pigroni, alzatevi e datemi da mangiare!

Se avessi parlato così, oggi non sarei qui, perché sarei morto di fame. Che avrebbe voglia di alzarsi nel cuore della notte per dare da mangiare a qualcuno che lo critica? Abbiamo imparato questa distruttiva modalità di comunicare più tardi, crescendo. Ma questo condizionamento inizia presto, quando il bambino sente per la prima volta:

 

“Questo è buono, questo è cattivo”.

 


Da quel momento il bambino non cercherà più di scoprire quali sono i suoi bisogni, ma in che modo sarà giudicato dalle persone che lo circondano. Crescendo, il suo spirito sarà pazientemente (de)formato ad INDOVINARE, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, cosa pensano gli altri di lui e como lo giudicano.

Questo viene amplificato quando il bambino vive con genitori che utilizzano punizioni e premi come strumenti educativi.


 

comunicare rosenberg marshall2

Spesso il premio viene confuso con l’amore e con l’affetto e per questo la ricompensa risulta problematica perché crea dipendenza, come una droga.

 

In seguito, faremo di tutto pur di ricevere un premio, un complimento una ricompensa e questo, ai miei occhi, è ancora più pericoloso delle punizioni. Questa dipendenza trasforma gli esseri umani in persone gentili: Gentili, ma morte!

 

 

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