27 Aprile 2018

Cosa accade quando siamo malati? Cosa sta accadendo nel mio corpo?

Posted in Sintomi e "Malattia"

Cosa accade quando siamo malati? Cosa sta accadendo nel mio corpo?

Che cosa ci fa ammalare? La malattia è generata da qualcosa di molto preciso, quello che Hamer definisce CONFLITTO BIOLOGICO.

Quando viviamo un conflitto biologico accade qualcosa in noi a livello di psiche, di cervello e di organo. Accade simultaneamente. A livello di psiche la persona lo avverte come un enorme problema su cui fissa il pensiero e l’attenzione.

A livello di cervello compare una configurazione a bersaglio in una determinata zona (visibile con la tac). A livello di organo si attiva un processo che può essere di proliferazione o di riduzione cellulare nell’organo o nel tessuto.

Accade in automatico e non possiamo fare niente perché non accada. Accade e accadrà di nuovo. Ma questo non è un problema.

 


Il problema è solo la nostra PAURA del sintomo.



Ogni malattia, e uso il termine malattia solo per capirsi, è un processo che ha:
- una causa
- un decorso
- una conclusione (in caso di soluzione del conflitto).

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Il conflitto biologico è dunque la causa scatenante della malattia ed Hamer lo chiama DHS (Dirk Hamer Syndrom, in ricordo di suo figlio). La DHS è la risposta del nostro sistema mente - corpo ad un evento assolutamente improvviso, non prevedibile, che ci prende di sorpresa. Un evento che viviamo come altamente shoccante.

Il nostro modo di percepire quel dato evento mette in moto un processo, a livello di psiche, di cervello e di organo, che ha lo scopo biologico di fare fronte ad un’emergenza, una situazione per la quale non eravamo preparati. È necessario chiarire che non tutte le situazioni traumatiche o dolorose provocano una DHS, ma, appunto, solo quelle che ci colgono in contropiede, cioè quando non abbiamo avuto il tempo di prepararci ad affrontarle.

La morte di una persona cara è sempre molto dolorosa, ma se abbiamo il tempo di prepararci, se possiamo arrivarci per gradi, nonostante il dolore sia grande, non si attiverà nessun programma.

Se invece, per esempio, rientriamo a casa e troviamo una persona morta improvvisamente, oppure ci troviamo ad assistere ad un grave incidente, in questo caso può essere che viviamo uno shock improvviso e si attivi il processo.

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Facciamo un esempio di conflitto biologico: ad un padre di famiglia, il cui stipendio è l’unica entrata economica, arriva una lettera di licenziamento senza alcun preavviso e improvvisamente rimane senza lavoro. La reazione a tale evento può essere uno shock, blocco totale, dove la persona vive il panico in solitudine.

In quell’istante viene attivata una certa area del cervello che controlla un determinato organo o tessuto. Da quel momento in poi l’uomo vive in una sensazione di allerta, il suo pensiero è fisso sul problema e sul cercare una soluzione, sarà di cattivo umore, non avrà voglia di mangiare, dormirà meno e con un sonno più agitato, ma a livello fisico non avvertirà alcun sintomo.

Questa è la fase che Hamer chiama conflitto attivo (CA). È la fase fredda la cui durata e intensità determineranno la durata e l’intensità della fase successiva, cioè la fase calda, che noi siamo abituati a chiamare malattia. Infatti soltanto a partire dalla soluzione del conflitto biologico (in questo caso potrebbe essere ottenere un altro lavoro) la persona entrerà nella fase calda, durante la quale egli si rilassa, a livello di umore si sente molto meglio, avverte che il pericolo è cessato ed il suo mondo sta tornando a posto. Ma a livello fisico è proprio ora che iniziano i sintomi, che variano in relazione all’organo o tessuto attivato e possono essere febbre, gonfiori, dolore, diminuzione di funzione (per esempio si annebbia la vista o si perde la forza in una gamba) o altro.

Quindi qualunque sintomo avvertiamo nel corpo, esso è la conseguenza di due avvenimenti accaduti in precedenza e cioè:

- il conflitto biologico (DHS) che attiva la fase di conflitto attivo (CA) o fase fredda
- la soluzione del conflitto biologico, che Hamer chiama conflittolisi (CL), dalla quale parte la fase calda

In assenza di questi avvenimenti non può esserci alcun sintomo fisico; salvo rare eccezioni in cui il sintomo si presenta già durante la fase attiva.

Un altro punto che credo sia necessario chiarire riguarda quel senso di timore (che io stessa ho osservato in tante persone che conoscono la Nuova Medicina) delle conseguenze della DHS. Non ha senso aver timore della DHS perché essa rappresenta soltanto la modalità ottimale per uscire appunto da una situazione che ci prende alla sprovvista e tornare alla normalità.

Leggendo la Nuova Medicina si potrebbe essere indotti a pensare che la DHS sia un evento che si presenti raramente nella vita, in realtà ne incontriamo continuamente, solo che per la loro breve durata ed intensità non ci accorgiamo neppure del sintomo che producono (per esempio uno starnuto, un crampo, un prurito, ecc.).

La DHS oltre ad essere dunque molto comune è ‘sensata e buona’, è una possibilità che la natura ci ha predisposto per far fronte, adattandoci, a situazioni inaspettate, piccole o grandi che siano.

È come se la natura ci voglia insegnare a non ristagnare nei problemi; non possiamo pensare di vivere senza DHS, è impossibile non imbatterci nei conflitti biologici perché fanno parte del nostro essere umani, ma possiamo imparare a non rimanere incastrati nella sofferenza per mesi o per anni. Se questo non avviene, cioè se non impariamo a toglierci il più velocemente possibile da una situazione scomoda o dolorosa, ovviamente una morte prematura è un’eventualità molto probabile.

Quello che ci mantiene imprigionati nei problemi non ha a che fare con il nostro corpo né con le sue leggi, ma solo con la paura di affrontare le conseguenze delle nostre scelte; è solo la paura (acquisita) che non ci permette di trovare vie d’uscita.

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Immaginate un cucciolo affamato che si avvicina ad un cassonetto della spazzatura di un ristorante, sente che c’è del cibo e vuole trovarlo; mentre annusa e si fa spazio con le zampette un addetto con camice bianco esce e con un bastone lo colpisce gridandogli “brutta bestiaccia vattene via!”. Il cucciolo vive uno shock inaspettato e questo evento si stampa nella sua memoria, diventa indelebile e verrà riattivato ogni qualvolta dovesse sentire del cibo in qualunque cassonetto o anche quando una persona vestita di bianco dovesse urlare sgarbatamente. Così anche quando sarà diventato una bestia di settanta chili eviterà i cassonetti e le persone vestite di bianco. Un meccanismo inconscio, questo, che Hamer definisce binario conflittuale, ed è quello che crea il ripetersi, e quindi la cronicità, della malattia.


Fino a qui non c’è niente da fare, funzioniamo così, sia per quanto riguarda gli animali che gli esseri umani, non possiamo cioè evitare che un’esperienza che si ripete nella stessa maniera riattivi quella memoria impressa nella mente e nel corpo.

Prendere coscienza di questo però ci apre spazi a soluzioni diverse: il cane certamente non può sapere che quello che, da adulto e in una situazione priva di pericolo, non gli permette di prendere il cibo è semplicemente la paura (il ricordo inconscio di quella esperienza da cucciolo), noi esseri umani invece possiamo diventare coscienti di questo meccanismo e smettere di farci dominare da eventi passati che esistono soltanto nella nostra memoria.


 159753Il Testo sopra fa parte del libro Tre Domande per Guarire, di Silvia Pallini.

Attraverso il libro “Tre Domande per Guarire” Silvia Pallini ti accompagna ​​in un profondo viaggio fra le 5 leggi biologiche scoperte dal Dr. Hamer, le Costellazioni Familiari di Bert Hellinger e il Lavoro Emotivo e Corporeo di Willi Maurer, spostando la focalizzazione dalla “Malattia” alla Vita, alla ricerca della salute e alla capacità di rimanere ​elasticamente in Vita​.

Succede in generale che la manifestazione della malattia venga ricercata soltanto in uno dei livelli di consapevolezza (di solito in quello fisico). E' solo nella lettura combinata di più livelli di consapevolezza, fisico-biologico, emotivo, sistemico e spirituale, che si può comprendere la malattia e questo potrebbe essere sufficiente per risolverla.

È come voler leggere la carta geografica di una nazione: posso consultare la mappa delle città o dei fiumi o delle montagne, ognuna delle quali è attendibile, ma solo sovrapponendole posso avere una visione globale di quella nazione.

E solo allora disporrò delle conoscenze idonee per percorrerla in maniera serena.

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