17 Marzo 2020

C’era una volta un re

Posted in Osservando noi stessi

C’era una volta un re

Un re molto, molto ricco, possedeva una percentuale altissima di tutte le ricchezze della Terra, ma questo re non stava bene, non era mai contento, voleva sempre di più e si arrovellava continuamente per togliere agli altri il poco che avevano per aggiungerlo alle sue proprietà. Non si rendeva conto che questo suo bisogno di ricchezza nascondeva sotto tanta paura... paura di dipendere da altri.

Lui voleva avere tutto per non essere mai più costretto a dipendere da nessuno, da piccolo infatti era stato costretto a subire violenza e aggressività ma anche indifferenza e incomprensione, si era sempre sentito solo e sbagliato e quindi aveva promesso a se stesso che una volta diventato adulto avrebbe fatto tanti soldi per potersi comprare tutto ciò che voleva e inoltre non avrebbe permesso più a nessuno di avvicinarsi al suo cuore così da non rimanere ferito mai più. Cosi crebbe e passo dopo passo riuscì a diventare molto potente.


Ma non era felice lo stesso e continuava a sperare che aumentando la propria ricchezza si sarebbe rilassato.


La sua strategia era quella di stabilire un regime di paura, lui lo chiamava rispetto, per cui tutti obbedivano al suo volere.

silvia pallini foto6


Un giorno pensò che le persone erano ancora troppo libere di pensare con la propria testa e allora decise di rafforzare le sue strategie di controllo.


Chiamò a sé il su staff di esperti altamente selezionati, persone che pagava profumatamente, per chiedere come avrebbe potuto fare per controllare di più tutti quanti, anzi voleva controllare i bambini fino da piccolissimi così sarebbero cresciuti sapendo di dover rimanere devoti a lui per tutta la vita, proponeva di istituire una sorveglianza militare nelle scuole e nelle famiglie, ma il suo staff gli fece notare che questa misura sarebbe costata veramente troppo avrebbe richiesto una quantità enorme di persone addestrate che quindi sarebbero state sottratte ad altre attività redditizie per il re.


Allora che fare?


Lo staff si riunì e dopo giorni di intensa elaborazione si presentò davanti al re con la loro proposta.


“Sire” dissero “non è necessario arrivare ai bambini, basta che tu ammaestri bene i capi dei vari villaggi e li convinca della giustezza del tuo operato, basta che tu gli mostri come con la legge del più forte si ottiene ordine e obbedienza, e come reprimere, anche con violenza, qualunque forma di ribellione o anche di libera espressine, sia lo strumento necessario per mantenere la pace e l’ordine.


Ovviamente Sire ti costerà un po’... dovrai fare in modo che i capi dei villaggi abbiano il loro significativo ritorno economico se vuoi che abbiano interesse a stare dalla tua parte, ma è una spesa che produrrà molto più di quello che costa.


Ma come potrebbe funzionare praticamente chiese il re.


‘Semplice Sire” rispose lo staff “tu terrai sul filo della paura i capi dei villaggi, come facciamo con gli asini... una frustata e una carota, una frustata e una carota...loro spaventati e pieni di rabbia faranno la stessa con chi sta sotto di loro, i quali lo faranno con chi sta sotto di loro, i quali la faranno su chi sta sotto di loro, i quali la faranno con le loro magli, le quali lo faranno con i loro figli. Così con poca spesa ti garantisci sudditi fedeli per sempre.


Il re premiò il suo staff e fece proprio così.


MORALE della favola


È molto facile identificare nel re i nostri politici o i potenti del mondo, ed in effetti lo sono, ma questa favola riguarda ognuno di noi.


Ognuno di noi ha dentro di sé quella parte spaventata che si sente sbagliata, ognuno di noi, in varia misura, vive nella paura e tenta di tenerla a bada tentando di accumulare ‘sicurezze’ e tentando di controllare se stesso e gli altri.


Se vogliamo che il mondo cambi, se vogliamo che questi re smettano di reagire alle loro paure controllando o combattendo è necessario che ognuno di noi si occupi dell’unica cosa che rientra nelle sue possibilità reali: se stesso.

 

silvia pallini foto7


Non siamo sbagliati, siamo feriti, le ferite hanno bisogno di guarigione non di punizioni.
L’unica medicina che funziona è l’Amore.


PS. se non riconosci in te l’energia del re (bisogno di accumulare anche a discapito di altri, paura del cambiamento, bisogno di avere tutto sotto controllo, bisogno di trovare colpevoli, bisogno di combattere per proteggerti, sentimenti di solitudine e di indegnità) credo sia utile che tu ti guardi bene dentro, magari facendoti qualche domanda...


Da piccolo potevi raccontare a qualcuno quando stavi male o ti sentivi ingiustamente accusato, punito o umiliato?


Quando hai visto la tua mamma felice davvero?
Che atmosfera c’era solitamente a pranzo o a cena?
Se prendevi un brutto voto cosa succedeva a casa?
Tu come ti sentivi quando prendevi un brutto voto?
Chi ti chiedeva ‘come stai, di cosa hai bisogno?’
Quanta paura avevano i tuoi genitori della malattia?
Si parlava liberamente della morte?
Quante volte hai avuto paura che mamma morisse... e papà?
Quanta tensione c’era in casa per i soldi?
Quanto ha lavorato e si è sacrificata mamma?
Tuo padre?
Cosa avrebbero voluto da te?
Senti di non aver fatto abbastanza per loro?

 

- Silvia Pallini

silvia pallini foto

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