20 Marzo 2019

Quanti buoni consigli...

Posted in Osservando noi stessi

Quanti buoni consigli...

Stare di fronte al dolore di una persona fa male, quindi automaticamente quello che siamo spinti a fare è cercare di fare o dire qualcosa che dal nostro punto di vista possa far stare meglio la persona. E allora ecco una sfilza infinita di rimedi, cure, indicazioni e consigli.

Lo capisco molto bene, il mio lavoro è proprio quello di ascoltare le difficoltà e il dolore delle persone che si rivolgono a me, e ancora mi capita di tentare di ‘salvare’ la persona dal suo dolore proprio con indicazioni e consigli.

Ma so che non serve.

Conosco bene il dolore, ci sono stata per anni e niente è servito veramente fino al momento in cui ho deciso di smettere di scappare. Scappavo come fanno tutti, scappavo distraendomi, lavorando tanto, occupando il tempo in mille modi, concentrando la mia attenzione sui problemi di altri, eccetera.

Adesso sono qui a chiedermi perché per alcune persone niente sembra funzionare. Ascoltano saggi discorsi, frequentano seminari, leggono libri, ma poi rimangono interiormente dove sono.

Cosa mi fa?

Mi dispiace, una parte di me vorrebbe che tutti potessero sperimentare la Vita in maniera piena, che non significa ‘essere sempre felici’ ma significa essere sempre, o almeno il più possibile, PRESENTI.

La prima parte della mia vita è stata una corsa, senza molto senso; certamente ho fatto tante cose, tra cui sono diventata madre, ho costruito una relazione di coppia, ho comprato una casa, ho incontrato tante persone ma... non ero presente, non c’ero.

Per essere presenti occorre essere consapevoli del proprio mondo interiore, ed io non lo ero. Avevo paura di tutto, mi sentivo inadeguata, mi paragonavo agli altri e ne uscivo perdente o vincente (alla fine è la stessa cosa), reagivo non a quello che stavo realmente vivendo ma alla mia percezione delle cose e delle persone. Provavo nostalgia per il passato e ansia per il futuro.

Adesso so che dentro ognuno di noi c’è una parte che non è emotivamente cresciuta a causa di esperienze vissute nel primissimo periodo della vita, particolarmente dal concepimento al primo anno.



Se questa nostra parte bambina controlla la nostra vita non può che risultarne un disastro.


 

Il grave problema, secondo me, dipende dal fatto che la vita di tutte le persone è controllata, più o meno, dalla loro parte bambina, quindi non adulta.


Basta riflettere un attimo su atteggiamenti e comportamenti talmente diffusi da essere considerati normali, per esempio la spinta a dare ad altri la colpa della propria infelicità, che significa non assumersi la responsabilità e invece sentirsi vittima della cattiveria o incapacità altrui.


Questo è un tipico atteggiamento infantile e nasce appunto dalle esperienze che viviamo quando siamo piccoli, in quella fase ovviamente abbiamo tutte le ragioni di sentirci vittima in quanto siamo effettivamente impossibilitati a farci le nostre ragioni. Ma una volta adulti questo modo di sentire non ha alcun senso... sono infatti le nostre scelte e le nostre decisioni (o non decisioni) a tracciare la nostra strada e incolpare altri o Dio produce tante difficoltà.

So però che aver compreso con la mente questo punto non basta. Se bastasse molti starebbero meglio. Invece la comprensione aiuta ma non risolve in quanto il sentito profondo di essere vittima rimane e in più si aggiunge il giudizio... non dovrei sentirmi vittima.


Eccomi arrivata al punto focale per me: La maggior parte delle persone si sente interiormente profondamente vittima di ingiustizie e vive nella paura ma spesso nasconde anche a se stessa questo sentire profondo perché lo giudica.

Lo nasconde mostrando la propria capacità, centratura, maturità, spiritualità, gentilezza, generosità, eccetera... l’ho fatto anche io per molto tempo.

La soluzione? 



Smettere di cercare fuori rimedi e soluzioni e invece guardarsi dentro con la voglia di conoscere veramente il bambino ferito che siamo stati e la storia vera della nostra infanzia.



Questo non significa che non dobbiamo farci aiutare da un prodotto, da un farmaco o da un professionista, ma sempre nella consapevolezza che il mondo fuori da noi non cambierà fino a che non avremo guarito il mondo dentro di noi.

 

- Silvia Pallini

 

 

 

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